L’Imu non può essere una bandierina
Le priorità del governo, ora che ci sono sintomi di ripresa, consisterebbero nelle misure per consolidarla che riguardano due temi maggiori, fra di loro connessi: quello dei contratti di lavoro decentrati, resi incerti dagli ostruzionismi dell’ala dura della Cgil e dalle divergenti interpretazioni dei tribunali ai vari livelli, e quello della certezza del diritto, in campo economico e fiscale, per chi vuole investire e fare impresa in Italia in un quadro di competizione globale. Invece la polemica si sta concentrando sulla questione dell’Imu sull’abitazione principale (vedi le parole del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, di cui parliamo in prima pagina).

Le priorità del governo, ora che ci sono sintomi di ripresa, consisterebbero nelle misure per consolidarla che riguardano due temi maggiori, fra di loro connessi: quello dei contratti di lavoro decentrati, resi incerti dagli ostruzionismi dell’ala dura della Cgil e dalle divergenti interpretazioni dei tribunali ai vari livelli, e quello della certezza del diritto, in campo economico e fiscale, per chi vuole investire e fare impresa in Italia in un quadro di competizione globale. Invece la polemica si sta concentrando sulla questione dell’Imu sull’abitazione principale (vedi le parole del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, di cui parliamo in prima pagina). Il responsabile economico del Pd, Matteo Colaninno, sostiene che non possiamo giocarci 4 miliardi che sarebbero essenziali per l’equilibrio del bilancio. Ma si tratta di una provocazione, destinata ad accentuare le divisioni all’interno del Pd e a creare o inasprire i dissensi con il Pdl, in cui vi è chi soffia sul fuoco del “prendere o lasciare”. Anche con la sospensione della prima rata sulla prima casa, sinora l’Imu presenta – per il 2013 – una dinamica positiva che sorregge il gettito fiscale globale, contribuendo a farlo crescere del 3 per cento rispetto al primo semestre del 2012, nonostante la flessione dell’Iva dovuta in parte alla flessione dei consumi e in parte alla espansione dell’export (esente da Iva).
Il Pd è d’accordo sull’eliminazione dell’Imu sulle prime case dei soggetti non benestanti, sicché l’oggetto del contendere non consiste di 4 miliardi, ma della metà. La limatura delle spese per due miliardi è certamente fattibile. Rimane una questione di 2 miliardi, relativa alle abitazioni principali dei benestanti. Non dovrebbe essere difficile raggiungere un accordo salomonico, dato che la prima rata è stata sospesa per tutti, mentre la nuova questione riguarda la seconda rata. Si potrebbe abbonare la prima rata per queste abitazioni e ridurre la seconda, riducendo l’aliquota ordinaria o il suo tetto. Il tema del contendere è un miliardo di euro, ossia lo 0,06 per cento del pil. Non è dunque una questione economica di bilancio pubblico, ma una mediocre questione politica di corto respiro, la cui mancata soluzione può far saltare gli equilibri politici del paese, con effetti devastanti sia per la finanza pubblica che per l’economia, pregiudicando la crescita economica. Si lascerebbe campo libero ai poteri corporativi destinati a riempire il vuoto politico, da quello della magistratura a quello della Cgil, mentre la rabbia sociale troverebbe nuovi spazi. Il governo delle larghe intese, per sua natura, non riesce a fare grandi cose, né è stato varato per questo scopo, ma il farlo naufragare su una lite di condominio significherebbe che esso non è in grado di fare neanche le più piccole delle intese. Un atteggiamento che rischia di compromettere un orizzonte congiunturale un po’ migliore.